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Il Castello

CASTELLO

Castello

Più che di un vero e proprio castello si tratta di una dimora-fortezza , residenza di tutti i signori feudatari che si succedettero nel possesso del feudo.

Sono molto scarse le notizie che possano farci risalire al periodo della sua costruzione, e da alcuni storici è stato sostenuto che il piano terra risalisse all’epoca romana per la sua struttura architettonica rozza, mentre il piano superiore presenta una fisionomia più coerente con l’arte delle fortificazioni normanne.

Sotto la dinastia Angioina fu incluso fra i Castelli regi ed inseguito al soggiorno che Castellovi fece Carlo I d’Angiò nel 1273, resosi conto che necessitava di interventi, lo fece riparare nel 1275 a spese della corona, con un ulteriore finanziamento di 40 once d’oro nell’anno seguente.Il castello fu gravemente danneggiato nell’invasione del 1537 con la distruzione di due torri e di parte dell’ala occidentale. Rimasero in piedi la torre di vedetta ( che sul finire del XIX secolo fu adibita a torre del telegrafo) ed il torrione di tramontana che è sopravvissuto fino al 1914, quanto cedette dalle fondamenta e crollò.

Il Conte Pandone intervenne per riparare i danni subiti e lo stesso fece il Conte di Andrada. I d’Amore intervennero in maniera più incisiva in diversi periodi, alterandone in parte la fisionomia, edificando dei locali al primo piano riadattando l’ingresso nel 1862, oltre a rinforzare con la sua scarpata le mura che si affacciano sul Largo della Porta del Paradiso dov’era l’omonima porta.

Il castello con pianta a trapezio irregolare si staglia sul ciglio della collina da cui Cortile del Castellodomina il borgo, ed al suo interno al piano terra erano sistemate le scuderie, il frantoio, la cisterna ed altri locali per il deposito delle vettovaglie. Ancora fino ai primi decenni dell’800, a sinistra dell’atrio di ingresso, vicino alla cisterna e ad una scaletta di pietra esisteva una camera adibita a carcere, con grata in ferro, che si affacciava sulla strada. Nell’atrio, fra le altre camere adibite a cucina e rimessa, vi era anche una cappella.

E’ tramandato da storici locali, che nei sotterranei esistesse un lungo cunicolo che in caso di necessità permetteva di fuggire all’esterno del paese, ben oltre il borgo.Al piano superiore si accede mediante una elegante scalinata che attraverso un ballatoio conduce ad un ampio salone pregevolmente affrescato, assieme alla galleria, con immagini mitologiche riproducenti Ercole, Cupido, Mercurio, Vulcano, Mare e molti altri, tutti con didascalie in versi, in buona parte ancora leggibili.

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Lo stemma dei d’Amore è riprodotto sulla porta di ingresso del primo piano assieme a quelli dei Pandone, Basurto e Capasso.Scendendo da Largo Porta Paradiso, percorrendo una stradina tortuosa in basolato, si giunge sul Corso Garibaldi che attraversa l’antico Borgo. Alla fine del Corso, sulla destra si incontra il palazzo del XVIII secolo appartenuto ai de Marco, nobile e ricca famiglia Ugentina ora estinta. Si presenta elegantemente nel suo stile spagnolo, nonostante alcuni rifacimenti e sulla porta del balcone centrale vi è ancora lo stemma della famiglia.
Il Corso Garibaldi è attraversato dell’antica Via Traiana che verso destra ( via Salentina) conduce al santuario dedicato ai SS. Medici ed S. Lucia.

Testo tratto da Guida Congedo autore Luciano Antonazzo