I LUOGHI DELLA STORIA…

 

 

 

SPECCHIE, DOLMEN E MENHIR

Il fenomeno megalitico legato ai fini religiosi e funerari dell’età del bronzo è testimoniato, nel nostro territorio da specchie, dolmen e menhir.

I menhir, detti anche pietre fitte, sono parallelepipedi di pietra conficcati verticalmente nel terreno e situati in una posizione isolata.

Dei menhir sono state date diverse interpretazioni ma l’ipotesi più verosimile è quella che li classifica come monumenti di tipo religioso e non funerario. Con l’avvento del Cristianesimo essi sono stati “cristianizzati” con l’apposizione sulla sommità di croci litiche o con l’incisione di croci sulle facce del parallelepipedo. Al presente nel territorio comunale di Ugento sopravvivono tre menhir: due “cristianizzati” situati nell’area urbana della frazione di Gemini ed uno in località Terenzano; quest’ultimo, inglobato in un muro di cinta, presenta sulla sommità una infossatura circolare verosimilmente legata a pratiche cultuali.

Il dolmen è costituito da un lastrone di pietra appoggiato orizzontalmente su pietre infitte verticalmente nel terreno in modo da formare un vero e proprio ambiente. Il territorio non registra in epoca attuale la presenza di dolmen ai quali comunque accennano antichi autori di storia locale, sono invece presenti tracce di specchie.

Le specchie sono cumuli di pietre di forma solitamente circolare che potevano raggiungere un’altezza anche di venti metri ed un diametro tra i venti e i cinquanta.

E’ difficile attribuire una funzione ben definita a questi momumenti databili tra l’ età del bronzo e l’ età del ferro, l’ ipotesi più  accreditata è che si tratta di punti strategici di avvistamento e allarme facenti parte di una complessa rete difensiva dislocata intorno ai centri abitati. Delle due specchie di Ugento sopravvivono solo tracce della specchia di Lazzarino, mentre l’altra detta specchia di Corno (o di Corvo)  è stata demolita nel 1960 e le sue pietre riutilizzate nei lavori di completamento della rete viaria.

 

LE MURA

Recenti studi hanno permesso di ricostruire per intero l’andamento e il perimetro della cinta muraria dandoci l’esatta dimensione dello spazio che essa abbracciava: 4.900 metri per circa 145 ettari che facevano di Ugento il Centro Messapico più esteso. Le mura sono costituite da due cortine di enormi blocchi parallelepipedi di calcare posti in opera a secco, all’interno delle quali si trova un riempimento di pietre e terra. Oggi si conservano solo piccoli tratti delle antiche mura.

LE NECROPOLI

Le quattro necropoli attualmente conosciute e riguardanti il periodo messapico erano distribuite in prossimità del circuito murario e in corrispondenza degli snodi viari a collegamento con i centri limitrofi. Un magnifico esemplare di sepoltura proveniente da una necropoli situata nell’attuale zona del Borgo è costituito dalla cosiddetta “tomba dell’Atleta” che è così denominata per la presenza al suo interno di un vasetto per unguenti e due strigili cioè raschietti di metallo usato dagli atleti per detergersi dall’olio misto a polvere di pomice con cui si spalmavano il corpo.

Ricostruita e collocata all’ingresso del museo cittadino la tomba, quasi certamente attribuibile a famiglia di rango aristocratico come suggerisce anche il ricco ed elegante corredo funerario in essa contenuto, è del tipo a semicamera cioè protetta da muri vivacemente affrescati all’interno e coperta da un tetto a falde. Vi furono  inumati, in epoche differenti, due giovani maschi.

IL CASTELLO

Oggetto di prossimi interventi di restauro, non è al momento disponibile alla fruizione completa da parte del pubblico.