
Gemini è la frazione di Ugento che con tutta probabilità custodisce nel sottosuolo delle sue “Serre” (colline che corrono quasi parallele alla stessa frazione) le memorie più antiche del territorio ugentino: campagne di ricognizione topografica e survey archeologici hanno rivelato tracce di insediamenti risalenti all’età del Bronzo.
Della frequentazione di questa località già in epoca megalitica abbiamo, infatti, testimonianza dalla presenza di due menhir, costruzioni in pietra conficcate verticalmente nel terreno, forse tracce di ancestrali culti legati al dio Sole. I menhir di Gemini sono a oggi due, entrambi impreziositi da Osanna, croci latine cristiane poste dopo il 567 d.C. in tutta Europa a seguito del Concilio di Tours.
Uno di questi menhir, quello in Largo Croce, conserva due rilievi e altrettante epigrafi volute da monsignor Ludovico Ximenèz, a testimonianza dell’introduzione dei culti dei martiri cristiani spagnoli Lorenzo e Vincenzo, quest’ultimo patrono di Ugento e della sua Diocesi.
Origini romane e i Dioscuri

La storia di Gemini inizia nel periodo romano: il nome può derivare dal centurione Geminianus, che ricevette qui in dono delle terre, a seguito del suo congedo dalle legioni; oppure dalla presenza di un culto dei Dioscuri, Castore e Polluce, i due gemelli nati dall’unione della regina Leda con Zeus padre degli dei, la cui costellazione in latino è indicata appunto col nome di Gemini.
Gemini assunse importanza in seguito, quando già dalla prima metà del Cinquecento il vescovo di Ugento, monsignor Andrea Pastore, fece costruire qui il Palazzo Vescovile, ritenendo Gemini più al sicuro e ben più protetta da scorrerie e incursioni turche, di cui rimangono testimonianze in alcune architetture della centrale Piazza Regina Elena.
Degne di menzione sono la chiesa cosiddetta “Sconsacrata”; la chiesa della Visitazione; i Palazzi delle Famiglie Gigli e Riso. E poi la chiesa di San Francesco, costruita nel 1705 per volere del vescovo francescano monsignor Lazzaro Terrer e arricchita al suo interno da sei altari, da una statua in cartapesta, opera ottocentesca del Maccagni, e da una in legno, di scuola veneziana, risalente al Seicento, che raffigura la Madonna delle Visitazione. Sul lato sinistro, in prossimità dell’altare maggiore, intagliato in un manufatto in pietra leccese c’è lo stemma di Gemini, che mostra appunto i due gemelli Castore e Polluce.