
Fiori rari, praterie sottomarine e uccelli migratori che arrivano da lontano: sono solo alcuni degli abitanti speciali che popolano il Parco naturale regionale “Litorale di Ugento”. Nove km di costa, fra Torre San Giovanni e Lido Marini, per un universo di biodiversità tutelato e riconosciuto dal 2007.
Dalla malaria alla Bandiera Blu, passando per i Bacini
In queste coordinate rientrano le ormai famosissime spiagge premiate con la Bandiera Blu. Ma nel parco naturale di Ugento c’è molto altro: a cominciare dal sistema dei Bacini, un’imponente opera di bonifica realizzata nei primi decenni del ‘900 per risolvere il drammatico problema della malaria. Devi sapere infatti che, a causa della sua conformazione, la costa di Ugento è sempre stata paludosa. Significa che le acque non riuscivano a trovare lo sbocco verso il mare e quindi ristagnavano, creando appunto le paludi. Risultato? La terra non si poteva coltivare e la costa era inaccessibile. Il rischio era contrarre la malaria portata dalla zanzara Anofele, che tra il 1924 e il 1932 fece ammalare quasi un ugentino su due.
E qui arriva la soluzione Bacini. Sono sette, andando dal faro di Torre San Giovanni a Torre Mozza li trovi in quest’ordine: Suddenna, Bianca, Ulmo, Rottacapozza Nord, Rottacapozza Sud, Spunderati Nord e Spunderati Sud. Se ti stai chiedendo a cosa servono e come funzionano, la risposta è semplice: tutti collegati fra loro, creano un sistema idraulico che fa defluire l’acqua dolce verso il mare e permette all’acqua salata di entrare nel circuito, per impedire la proliferazione delle larve. Insomma, grazie ai bacini del parco naturale di Ugento le paludi sono scomparse.

Tartarughe in spiaggia e birdwatching
In compenso, sono arrivati molti altri ospiti, certamente più gradevoli delle zanzare. Come le tartarughe marine Caretta Caretta, minacciate in tutto il Mediterraneo ma di casa sulle spiagge ugentine. Pensa che nel 2024 sulle coste di Ugento si sono registrati 46 nidi, il numero più alto per quell’anno in Italia.
Puoi invece immaginare i bacini del parco di Ugento come una grande “autostrada della natura”, dove si incontrano uccelli migratori in arrivo da Nord Africa, Balcani ed Europa settentrionale. Se vieni a fare birdwatching da queste parti potresti imbatterti in colonie di gabbiani reali, aironi rossi, magari qualche raro fenicottero. Oppure, se è la tua giornata fortunata, potresti incontrare un Cavaliere d’Italia (non un politico, per carità! È un uccello acquatico). O forse ti imbatteresti nella simpatica Moretta Tabaccata, un’anatra inserita nella lista rossa delle specie in pericolo di estinzione.
Fiordalisi e orchidee: il parco di Ugento come un giardino segreto
Non solo animali unici: il parco naturale di Ugento merita una visita anche per i suoi fiori rari. Da ammirare, ma con il divieto assoluto di raccoglierli perché sono specie protette. È il caso del Fiordaliso di Creta, con l’affascinante fucsia della sua corolla: ne esistono appena 100 esemplari e quella di Torre San Giovanni è l’unica stazione italiana di questa specie. E che dire delle bellissime orchidee spontanee? Ce n’è addirittura una che porta il nome di Ugento: è l’ibrido Ophrys ozantina, scoperta dal naturalista Roberto Gennaio e così chiamata dall’antico nome della città, Ozan.
Se i fiori conquistano con la loro bellezza, la Posidonia oceanica che spesso si accumula lungo le spiagge ugentine può far storcere il naso: queste alghe nere sembrano un rifiuto, ma sono una risorsa. La Posidonia è infatti il polmone verde del nostro mare, perché le praterie sottomarine che crea sul fondale rilasciano una grande quantità di ossigeno. E c’è di più: questa vegetazione forma una barriera importantissima per difendere la costa dall’erosione.

Oasi Blu, Bosco dei romani e altri tesori
La bellezza del parco naturale di Ugento si muove fuori e dentro l’acqua, lo avrai capito. Nel tratto di mare che va da Torre San Giovanni a Lido Marini, passando per Torre Mozza, c’è l’Oasi Blu “Secche di Ugento”: si tratta di fondali che i pescatori proteggono praticando sistemi di pesca a basso impatto ambientale. Grazie a questo le secche di Ugento sono riconosciute come Presidio Slow Food.
Se poi dalla costa ci spostiamo verso l’entroterra, nelle campagne intorno alla chiesetta della Madonna del Casale troviamo il Bosco dei Romani: qui puoi camminare fra una distesa di ulivi e lecci, punteggiata di muretti a secco. La zona è nota anche per le gravinelle, erosioni carsiche scavate dall’acqua nella roccia e simili a piccoli canyon. E lasciandoti guidare dai profumi della macchia mediterranea non puoi lasciare il parco naturale di Ugento prima di una tappa alla Specchia del Corno, per osservare da questo gradone roccioso un orizzonte diviso fra mare e campagna.